Una storia Soul Voice di prima del Soul Voice(R)

Il metodo Soul Voice è un metodo che si sviluppa in modo naturale lungo le tracce di quelle che sono gli impulsi spontanei dell’essere umano: manifestarsi.

Con questo termine, manifestarsi, intendo il portare nel mondo il proprio universo interiore affinchè trovi il proprio posto e ci liberi dalla necessità di trattenerlo

Cioè di trattenere quelle informazioni che compresse dentro ci condizionano e spesso ci ostacolano nel vivere con piacere la nostra Vita.

Sono quelle che ci fanno paura o che crediamo mal giudicabili dagli altri ma che lo sono in prima istanza da noi stessi in prima istanza proprio da noi stessi.

Si tratta di un processo che consente una elaborazione cosciente delle dinamiche interiori che porta a capire chi si è veramente.

Essendo che la nostra natura è quella di manifestarci, le informazioni, le credenze, i traumi che ce lo impediscono, non ci appartengono ma le abbiamo acquisite attraverso le vicende che ci hanno coinvolto o anche attraverso le memorie dei rami familiari, le abbiamo scambiate per nostre e ci siamo immedesimati.  

Lasciarle andare allora sarà la modalità con cui risvegliare la coscienza di sè e meglio delineare il proprio essere così da trovare il senso e la ragione delle nostre giornate.

Una scoperta fantastica, anche ovvia, ma certamente non scontata

Direi che si potrebbe definire il nostro compito intrinseco, quello di affinare la nostra essenza interiore affinchè sia in grado di realizzare ciò che il progetto della nostra Anima, quando nasciamo, porta con sé.

La storia che voglio raccontare descrive come Alfred Wolfsohn , nato il 23 settembre 1896 e morto il 5 febbraio 1962, di nazionalità tedesca, è arrivato a comprendere queste grandi verità.

Il suo lavoro era quello dell’insegnate di canto ma si trovò a dover fronteggiare la tragedia della prima guerra mondiale.

Per dare il suo contributo, si offrì come barelliere nelle trincee degli avamposti delle battaglie.

Durante questo periodo tremendo ebbe modo di assistere alla morte di molti di quei soldati sofferenti e urlanti di dolore…quei suoni, quegli urli gli rimasero dentro e anche una volta finita la guerra, non se ne vollero andare generandogli allucinazioni.

Gli venne diagnosticato uno shock da granata  che fu il modo con cui  veniva diagnosticato un disturbo mentale tipico dei combattenti e reduci dalla prima guerra mondiale.

Insomma una sorta di disturbo post traumatico da stress.

Questo tipo di disturbo si considera, e si considerava, guaribile attraverso una psicoterapia mirata e l’assunzione di antidepressivi.

Ma Alfred non fu recettivo alle terapie e questo disturbo continuò ad accompagnarlo fino a quando non iniziò a praticare su di sé una modalità di rilascio vocale che lui stesso definì come “ una combinazione di catarsi ed esorcismo”.

Usava suoni estremi, quei suoni che sentiva dentro e dandogli voce, li portava nel mondo così finalmente , lasciandoli andare, se ne liberava.

Normalmente quei suoni sottoposti al nostro giudizio, quello che ci governa e controlla, vengono considerati brutti, pericolosi, paurosi disumani, suoni troppo sgradevoli da sentire.

Noi rifuggiamo da quei suoni.

Nasce così la paura del nostro lato “oscuro”, quello che non risponde alle regole del silenzio a cui ci siamo sottoposti.

Come se il lato oscuro non fosse quello che dà forza al lato luminoso. 

L’esperienza che Alfred fece con se stesso lo guarì e fu così efficace che cominciò ad insegnare le sue tecniche vocali anche ad altri come forme di espressione terapeutica.

Successivamente queste tecniche vennero incorporate nel drammaterapia e nella musicoterapia.

Non solo. Successivamente, alcuni allievi di Wolfsohn hanno utilizzato la straordinaria gamma vocale che quelle tecniche consentivano di sviluppare per creare produzioni di arti performative, che hanno influenzato il teatro d’avanguardia e la musica sperimentale. 

Inoltre alla sua morte, nel 1962, molti dei suoi allievi formarono una compagnia teatrale chiamata Roy Hart Theatre sotto la direzione dell’attore sudafricano Roy Hart che aveva studiato con Wolfsohn per quindici anni, e che continuò a influenzare le pratiche all’interno delle terapie delle arti espressive e delle arti dello spettacolo.

Insomma Wolfsohn aveva fatto una scoperta straordinaria che gli aveva consentito di riconsegnare alla voce il suo potere di guida e strumento per la libertà espressiva e il benessere profondo.

Portò questo nel mondo delle arti e del teatro perchè in quel mondo è più accettabile permettersi di uscire dagli schemi sonori che ci regolamentano…

Con il metodo Soul Voice invece portiamo nella quotidianità, nella vita di tutti i giorni, il diritto di recuperare il contatto profondo con ciò che siamo, lasciando andare ciò che non ci appartiene e non ci serve per crescere.

Quei suoni così sgradevoli sono, in questo metodo, le preziose chiavi con cui aprire quelle invisibili carceri interiori che chiudono i nostri orizzonti.

Finalmente ripuliti e lucidati, sarà semplice rivendicare ciò per cui la nostra vita vale davvero la pena di essere vissuta.

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