Durante una lezione della dot.ssa Francesca Erica Poli sulla memoria del cuore, ho fatto una scoperta che voglio condividere.

E mi sembra che racconta qualcosa di potente che dà una indicazione importante sul nostro procedere.

La dott.ssa raccontava che durante la sua gestazione, il feto che si sviluppa nell’utero, determina attività di riparazione nell’ambiente materno in cui si trova. E lo fa perché sa che se l’ambiente che abita è sano questo consente anche il suo benessere.

Semplice no?

Io chiamo questo intelligenza di alto livello.

E tutti possiamo avere accesso a questa semplice, evidente fantastica intelligenza di alto livello.

Perchè è ovvio, evidente, semplice e diretto:

avere cura dell’ambiente in cui abito, a partire dal mio stesso corpo, mi consente di garantirmi una vita migliore e più in sicurezza.

Il feto lo sa.

Quel grumo di cellule a cui noi non riconosciamo alcuna capacità cognitiva, che addirittura crediamo sia un terreno amorfo, si dimostra molto più intelligente di quello che siamo in grado di dimostrare come adulti. E lo sa perché è strettamente connesso con il suo ambiente, è pervaso da un dialogo continuo ed intenso…è quello il senso di appartenenza che poi andiamo vanamente cercando nella vita quando rinunciamo a noi stessi pur di venire riconosciuti appartenenti ad un gruppo, una religione, un partito, una squadra di calcio…insomma ad un insieme. 

Ma è dalla Natura che riceviamo le lezioni più importanti

e la prima riguarda proprio la nostra radice di appartenenza.

Sei capace di ascoltarla?

 A questo punto la domanda è:

se noi ci formiamo all’interno di un sistema che riconosce l’importanza e la necessità di prendersi cura del proprio ambiente e spontaneamente il sistema, compreso di feto, lo agisce…ma cosa ci è successo per trasformarci in quello che abbiamo dimostrato di essere?

Cosa  ci ha reso così sordi?

Dove è finita questa intelligenza di alto livello che pure è intrinseca nelle nostre cellule?

Dove abbiamo messo l’istinto naturale del prendersi cura di ciò che ci circonda?

Che fine ha fatto l’accudimento della vita, delle sue manifestazioni… delle forme di vita che abitano con noi questo pianeta?

Il problema è profondo…a me pare che abbiamo smarrito il senso stesso del prendersi cura…lo abbiamo deviato in comportamenti claustrofobici, lo abbiamo confuso con modalità che spengono, soffocano, limitano la vita stessa.

Il prendersi cura che moltiplica la vita e la valorizza è diventato invece un cercare di fermarla la vita di rinchiuderla in uno spazio sempre più stretto e limitato.

E’ diventato un fragile tentativo per sfuggire alla morte.

Siamo pervasi dalla paura della morte, tanto da impedirci di vivere.

Il problema è profondo, sì, perché va a toccare i fondamentali del nostro vivere, del nostro essere qui.

Cosa ce ne facciamo del nostro sapere, delle nostre abilità, delle scoperte, delle emozioni di gioia, soddisfazione, senso di completezza?

Cosa ne facciamo delle nostre giornate?

Siamo gli organismi che hanno colonizzato, sino ad ora, questo pianeta…per quale ragione?

Per essere i più forti?

Per fare la gara a chi è più forte?

Per dimostrare di essere più potenti di Madre Natura?

La risposta a queste tre ultime domande è senz’altro no anche se guardandoci intorno parrebbe dedurre che le cose vadano proprio così. E infatti le cose non vanno bene.

Siamo qui per prenderci cura della Vita a partire da noi stessi innanzi tutto e per questo ci necessita prenderci cura dell’intorno e dei nostri simili.

Come si fa allora a prendersi cura?

  • Si comincia ascoltando, portando attenzione al corpo, ai segnali che arrivano. Sviluppiamo questa capacità di ascolto che appartiene a tutta la nostra persona e che viene silenziata dalla incessante attività di controllo della mente
  • Bisogna poi essere disposti ad imparare nuove possibilità di coesistenza e a scoprire le connessioni che ci determinano come esseri viventi parte di questo tutto.
  • Occorre poi liberare quell’impulso naturale che prova piacere nel benessere che si genera intorno. L’attitudine alla cura ha infatti un effetto collaterale molto interessante: quello di ricavarne un immediato beneficio. Il primo che gode di un sorriso sincero ed empatico è chi lo fa!
  • Si procede quindi facendo al meglio delle proprie possibilità quello che si fa. Che soddisfazione che genera fare del proprio meglio!

 E’ così che conquistiamo il nostro posto nel mondo e il nostro benessere.

Quel feto, che anche noi adulti un tempo poi nemmeno tanto lontano siamo stati, ce lo insegna.

Siamo ancora in tempo per riprendere il cammino di ritorno a quella saggezza che è presente dentro di noi. 

Ci aspetta in questo modo sicuramente una Vita più soddisfatta, felice e serena.

Insomma il modo migliore per sconfiggere la Morte…dentro.