Gli attaccamenti ad emozioni vecchie che ci irretiscono,

sono la fonte principale delle nostre sofferenze.

 

 

Gli attaccamenti sono abitudini di pensiero e di azione con cui abbiamo costruito i nostri punti di riferimento interiori.

Una sorta di mappa che descrive il territorio entro cui muoverci in sicurezza, certo anche in sofferenza ma nella certezza di non doversi misurare con il cambiamento, il movimento verso il nuovo, l’incerto.

Il cambiamento però, e anche il movimento verso il nuovo, fanno parte della nostra intrinseca natura.

Quindi il bisogno di sicurezza, che ci fa rimanere attaccati anche a quello che ci fa male,

e il bisogno di cambiamento,

che ci spinge ad avanzare in una ricerca mai sazia di ciò che realizza la nostra felicità, sono spesso in collisione.

Il fatto è che essendo il cambiamento e il movimento verso il nuovo caratteristica intrinseca della vita, quando rimaniamo attaccati al vecchio che ci fa male, stiamo andando contro la vita stessa che abita dentro e fuori di noi.

Dice Amit Boswami scienziato di fisca quantistica:

DIO AMA IL NUOVO

frutto della evoluzione della coscienza

LA PAURA AMA IL VECCHIO

che acceca la necessità della consapevolezza

E PIU’ RIMANIAMO ATTACCATI AL VECCHIO PIU’ ABBIAMO DA SOFFRIRE

PERCHE’ DOBBIAMO COMBATTERE

CONTRO NOI STESSI E CONTRO L’ INTRINSECA NATURA DELLA VITA

“vorrei ma non posso”

e per poter volere…come fare?

Sono tre gli step da affrontare:

Prima di tutto bisogna riconoscere lo stato delle cose.

Niente é possibile se prima non si dà un nome e un cognome al punto in cui ci si trova.

Secondo: cerchiamo intorno gli strumenti e le condizioni per poter far parlare le emozioni che ci pervadono: quelle emozioni hanno una storia da raccontare che bisogna ascoltare, riconoscere e manifestare. La voce è ideale per questo ma è anche importante capire che molti sono gli aspetti con cui ci dobbiamo misurare e quindi molteplici gli approcci, gli strumenti e i contributi che possono essere utili.

Terzo: Mettiamo la distanza!!!

Mettiamo distanza ogni volta che l’emozione, che ormai abbiamo imparato a riconoscere e anticipare, ci vuole pervadere e riportare nel comportamento abitudinario di chiusura! Distraiamo la nostra attenzione e focalizziamola su altro, sbloccando la ripetizione del comportamento con l’introduzione di una variabile imprevista…riportiamo l’attenzione al nostro corpo, al respiro, al sentire nel fisico… Con una doccia o nel contatto con l’acqua fresca, o aprendo la finestra e respirando aria diversa, aprendo la porta per fare almeno quattro passi fuori, cambiando lo scenario in cui ci troviamo cominciamo ad impugnare la situazione e mettiamo distanza dall’invisibile carcere emozionale che ci riporta sempre nello stesso punto.

Mettiamo distanza quando ci rivolgiamo a Madre Natura che è sempre disposta ad accoglierci e donarci, con la pioggia e con il sole ma anche prendendosi cura di un vaso di fiori, di una pianta da travasare o da ripulire dalle foglie secche

Mettiamo distanza quando esprimiamo con i suoni la pressione alla ripetizione di modelli non desiderati, permettendo che si esprimano come sono, magari con il sottofondo rassicurante di un tappeto musicale che ammorbidisce il momento

Mettiamo distanza quando per esempio per me in modo molto efficace, scelgo una musica che mi piace per ballare, scaricare la mente e ritrovare la percezione della passione e del piacere di vivere.

PERCHÈ METTERE DISTANZA E’ INNANZI TUTTO UN ATTENGGIAMENTO INTERIORE

Mettiamo distanza e per farlo, quello che occorre è scegliere di volere uscire dallo schema,

riconoscere a sé stessi il diritto alla possibilità desiderata, alla capacità di dare risposta secondo volontà e non secondo abitudine.

Questo diritto nasce con noi, abita in tutte le nostre cellule. E ci riconnette con Ciò Che E’ Più Grande.

Volere è in verità potere perché regala la respons-abilità,

la capacità di rispondere essendo figlio, il volere, della consapevolezza.